Per parlare della MacGregor Bergelin LongString

Immagina di essere sotto 4-5 al terzo set. Il diritto continua a scappare lungo, il servizio non ti dà più fiducia e nella tua testa compare il pensiero che ogni tennista amatoriale ha avuto almeno una volta: “Forse avrei dovuto incordare un chilo in più.”. Peccato che ormai sia troppo tardi, o forse no.
Perché qualcuno, parecchi anni fa, immaginò davvero una racchetta capace di modificare la tensione delle corde… durante la partita.
Sembra fantascienza, e invece è una storia vera.
Del resto il tennis è pieno di idee geniali, coraggiose e, qualche volta, decisamente stravaganti. Qui su Corde Tese abbiamo già incontrato racchette fuori dagli schemi come la NEOXX ST320 con la sua simmetricità oppure la racchetta smontabile Jenro Twin Racket. La MacGregor Bergelin LongString appartiene di diritto a questa categoria: quella delle invenzioni che promettevano di cambiare il tennis per sempre.
Un’idea nata da un uomo di tennis
Dietro questa racchetta c’era Sven Bergelin, ex giocatore svedese e soprattutto storico allenatore di Björn Borg nei primi anni della sua carriera.
Bergelin conosceva bene il tennis e conosceva ancora meglio le ossessioni dei tennisti. Una delle più diffuse riguarda proprio la tensione delle corde.
Più tese per avere controllo. Più morbide per ottenere potenza.
Il problema è che, una volta entrati in campo, la scelta è fatta. Se hai sbagliato tensione, puoi solo sperare che la giornata sia migliore del previsto.
Fu così che nacque un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: permettere al giocatore di modificare la tensione delle corde anche durante il match.
Come funzionava

La MacGregor Bergelin LongString nascondeva nel manico un particolare meccanismo che, attraverso una regolazione meccanica, permetteva di aumentare o diminuire la tensione complessiva dell’incordatura con una rotazione alla base del manico.
L’idea era affascinante.
Campo lento? Un piccolo aggiustamento.
Vento improvviso? Un’altra regolazione.
Palle pesanti? Ancora una piccola modifica.
In teoria il giocatore avrebbe potuto adattare la racchetta alle condizioni del momento, invece di adattarsi lui alla racchetta.
Una specie di assetto variabile, molto prima che il tennis iniziasse a parlare di materiali intelligenti o tecnologie digitali.
Geniale, almeno sulla carta

Come spesso accade con queste invenzioni, la teoria era più semplice della pratica.
Il sistema rendeva la racchetta più complessa, più pesante e meno immediata rispetto ai modelli tradizionali. Inoltre, cambiare la tensione durante una partita non era quella rivoluzione che molti avevano immaginato. Anzi, rischiava quasi di diventare un’altra distrazione.
E i tennisti, si sa, non hanno certo bisogno di nuove cose su cui dare la colpa quando una partita gira male.
Il sogno del tennista di circolo
La parte divertente è immaginare questa racchetta oggi in mano a un giocatore di quarta categoria.
Primo doppio fallo. Si gira una manopola. “Adesso ho trovato la tensione giusta.“
Diritto in corridoio. Piccola regolazione. “Un altro mezzo giro e siamo a posto.“
Stecca di rovescio. “Secondo me ho esagerato.“
Probabilmente il match finirebbe con venti regolazioni e lo stesso identico risultato.
Perché, in fondo, noi tennisti amatoriali siamo bravissimi a cercare la soluzione nell’attrezzatura. Cambiamo corde, overgrip, antivibrazioni e, quando serve, perfino racchetta.
Molto più difficile è ammettere che quel diritto lungo di due metri forse non dipendeva da un chilo di tensione.
Le racchette impossibili raccontano il tennis
La MacGregor Bergelin LongString non ha cambiato la storia del tennis.
Come tante altre invenzioni è rimasta una curiosità, un esperimento, un’idea che forse era arrivata troppo presto oppure semplicemente non era destinata a funzionare.
Eppure racconta qualcosa che accomuna il professionista e il giocatore del torneo sociale: la speranza che esista sempre un piccolo dettaglio capace di migliorare il nostro tennis.
Una regolazione. Una corda diversa. Una racchetta nuova.
Poi entriamo in campo e scopriamo che il tennis è rimasto lo stesso di sempre.
E forse è proprio questo il bello.
Perché anche se una racchetta potesse davvero cambiare la tensione delle corde durante una partita, continuerebbe a non poter fare nulla contro il nostro peggior avversario: quel rovescio che decidiamo di forzare proprio quando sarebbe bastato rimandare la palla di là.