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La memoria del pesce rosso (che ogni tennista dovrebbe avere)

pesce rosso

Si dice che il pesce rosso abbia una memoria di pochi secondi. Non è vero, ma poco importa: nel tennis amatoriale, quel mito potrebbe salvarci parecchie partite.

Il motivo è più semplice di quel che sembra. Il problema non è il diritto sbagliato ma il diritto sbagliato che ti porti dietro per i tre game successivi.

Sbagli una palla facile e, invece di giocare il punto dopo, inizi un processo interiore degno di una tragedia classica: analisi tecnica non richiesta, autocritica feroce e revisione completa della tua carriera tennistica. Risultato? Il punto successivo lo giochi già perso.

Qui entra in scena il pesce rosso. Nel linguaggio sportivo, “avere la memoria di un pesce rosso” non significa essere distratti o inconsapevoli. Al contrario, significa avere la capacità di dimenticare rapidamente l’errore appena commesso per tornare immediatamente presenti. Reset. Punto nuovo, storia nuova.

I professionisti lo fanno in modo quasi disumano. Sbagliano un colpo e, pochi secondi dopo, sono già pronti a giocare quello successivo come se nulla fosse. Non perché non gli importi, ma perché sanno che restare nel passato è il modo più veloce per compromettere il futuro.

Noi amatori, invece, siamo collezionisti seriali di errori. Li archiviamo, li analizziamo, li lucidiamo. A volte li tiriamo fuori anche al cambio campo, giusto per non dimenticarli.

Quel rovescio sul 30-30…
Quel doppio fallo…
Quel diritto che potevo chiudere…

E mentre siamo occupati a ricordare, smettiamo di giocare.

Essere un “pesce rosso”, in campo, è l’esatto opposto: è accettare l’errore e lasciarlo andare prima che metta radici. Non significa fregarsene, ma dargli il peso giusto: quello di un punto già finito.

Facile a dirsi, meno a farsi. Però si può allenare.

Un primo passo è banalmente accorgersi del momento in cui resti incastrato nell’errore. Se dopo un punto stai ancora pensando a quello prima, sei già fuori dal presente.

Un altro trucco è creare un piccolo rituale di “reset”: sistemare le corde, guardare un punto fisso, fare un respiro profondo. Non serve a migliorare il colpo, serve a chiudere mentalmente quello precedente.

Poi c’è una verità scomoda: nessun errore singolo decide una partita (anche a livello amatoriale). A farlo è la scia di errori che nasce quando perdi lucidità. Il primo è tecnico, i successivi sono quasi sempre mentali.

Il pesce rosso, da questo punto di vista, è spietatamente efficace: non si porta dietro niente. Ogni pallina è la prima.

E forse è proprio questo il punto. Il tennis non premia chi non sbaglia (impossibile), ma chi sbaglia e riesce a ripartire subito. Senza trascinarsi dietro il peso del punto precedente.

La prossima volta che mandi una palla in rete, prova a fare una cosa controintuitiva: non pensarci. Nessuna analisi, nessun processo, nessuna autocritica. Solo un piccolo reset e via. Gioca il punto dopo come se fosse davvero il primo della partita.

Fai quello che farebbe un pesce rosso, dimentica. Anche se, in realtà, lui probabilmente se lo ricorderebbe benissimo.

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