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Cambio campo: tra spuntini improvvisati e abitudini

mangiare

Il cambio campo è uno dei momenti più sottovalutati del tennis. Dura novanta secondi, a volte meno, eppure in quel tempo si decidono strategie, si rifiata, si guardano le corde (come se potessero rispondere) ma soprattutto si ha tempo di bere e di mangiare. O almeno, si dovrebbe.

Mentre bere risulta abbastanza naturale ed importante, per non perdere idratazione e preservare fisico e muscoli, mangiare spesso è sottovalutato o poco praticato.

Mangiare al cambio campo non è un vezzo da professionisti, ma una necessità fisiologica: il tennis consuma energie in modo intermittente, con picchi e cali continui. Integrare zuccheri rapidi aiuta a mantenere lucidità, reattività e, dettaglio non secondario, buonumore. Perché perdere un tie-break affamati è più doloroso che perderlo sazi.

Cibi celebri: dalla banana alle novità moderne

Il grande classico è la banana. Simbolo universale del tennista, pratica, digeribile, fotogenica. È diventata mitologica da quando Michael Chang, durante il Roland Garros 1989, ne addentò una al cambio campo prima di inventarsi il servizio da sotto che avrebbe fatto impazzire Lendl. Da quel giorno la banana non è più solo potassio: è narrativa sportiva.

Negli ultimi anni si sono viste anche alcune “stranezze” alimentari. Jannik Sinner, per esempio, ha reso celebri le carote, trasformando un ortaggio in un sobrio spuntino da cambio campo. Croccanti, improbabili, ma efficaci. E soprattutto intimidatorie: se uno che tira missili a 200 all’ora si alimenta a carote, tu che scusa hai?

Poi ci sono le alternative “normali”: barrette energetiche, gel, frutta secca, miele. Tutte cose pensate per dare energia senza appesantire. Funzionano, più o meno. Dipende dal fisico, dal match, dal karma.

E qui entra in gioco la parte interessante: l’irrazionale.

Perché al cambio campo non si mangia solo per il corpo, ma anche per la testa. C’è chi mangia sempre la stessa cosa, nello stesso momento, con la stessa sequenza. Un morso, sorso d’acqua, asciugamano. Se cambia l’ordine, cambia il destino. È una forma di scaramanzia alimentare, un po’ come gli spinaci di Braccio di Ferro: non sappiamo se funzionano, ma ci crediamo abbastanza.

Naturalmente esiste anche il lato oscuro. Cibi improbabili, fortemente sconsigliati, ma sempre presenti nei circoli:

  • tramezzini al tonno;
  • pizzette fredde da bar;
  • patatine fritte “tanto è solo un set”;
  • chewing gum masticato con foga agonistica (nemico numero uno della respirazione);
  • bevande gassate “perché mi piace”.

infine voglio chiamare in causa un amico che ogni tanto al cambio campo tira fuori una brioche. La mangia con calma, trasformandola in un suo personale rito che in qualche modo funziona. A dire il vero, nel suo caso, il fatto che sia un gran bel giocatore forse pesa di più rispetto a quello che mangia.

Morale? Mangiare al cambio campo serve, eccome. Ma non esiste una regola universale. Esiste ciò che il tuo corpo tollera e ciò che la tua testa accetta. Se una banana ti fa sentire Chang, una carota ti fa sentire Sinner o una brioche ti fa sentire invincibile (anche se solo per cinque minuti), allora va bene così.

Nel tennis, come nella vita, non sempre vince chi mangia meglio. A volte vince chi mangia convinto, e al cambio campo, la convinzione conta quanto il dritto.

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